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La bellezza si specchia negli “occhi del cervello”.

Per quanto la bibliografia sia molto ampia e la testimonianza scientifica di cui disponiamo sia altrettanto ricca, risulta difficile trovare linee guida che facilitino l’operato del professionista. La semplicità con cui immaginiamo un bel sorriso o un bel viso, e l’importanza che gli attribuiamo non sono realmente sostenute da tecniche o strategie operative di facile realizzazione.

Il principio fondamentale per la valutazione è l’esame del volto basato sull’osservazione e sull’utilizzo dei principi percettivi della visione perché l’80% delle informazioni che ci provengono dall’ambiente esterno ci arrivano sotto forma di immagini. Ecco perché l’utilizzo delle moderne tecnologie digitali ci aiuta enormemente in questo, riuscendo a metterci in condizione di visualizzare in anteprima il risultato finale dell’intervento grazie ai principi neuro/fisiologici che sono alla base del processo creativo.

La realizzazione del lavoro estetico passa attraverso passaggi emozionali in cui si alternano fasi operative e fasi creative, guidate a loro volta dalle funzioni cognitive del nostro cervello. In base alla tesi di Semir Zeki, professore di neurobiologia alla University College di Londra, la concezione dell’ideale di bellezza passa innanzitutto attraverso gli “occhi del cervello”, che attraverso il proprio modulo cerebrale elabora le informazioni ricevute dall’esterno sulla base delle emozioni presenti in memoria. Ecco perché, intorno alla metà degli anni 90′, Zeki ha fondato una nuova disciplina: la Neuroestetica.

Sono le cellule nervose, soprattutto i neuroni specchio, che decidono quale è la vera rappresentazione di bellezza. Grazie a loro ed alle emozioni immagazzinate dalla memoria “riconosciamo” la bellezza. Noi medici possiamo considerarci a modo nostro dei neuroscienziati proprio perché riusciamo ad attivare la tempesta chimica ed emotiva che piace agli “occhi del cervello” e che ci fa esclamare “che bello!”.

Nel territorio cerebrale c’è, inoltre, una vasta area specializzata nel riconoscimento dei volti e delle espressioni facciali, chiamata ippocampo, domiciliata vicino alla parte più “emotiva” del cervello, che risveglia le tracce lasciate nella memoria dai ricordi personali di chi guarda, permettendo confronti tra i concetti di bellezza e la propria esperienza.

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